Lavoro Agile e Millennials le novità

Lavoro Agile e Millennials: le novità

Cambiano i tempi, cambia il lavoro, cambiano le aspettative e di conseguenza cambiano anche gli obiettivi per coloro che fanno parte di una delle generazioni più studiate dai sociologi: i millennials.

A differenza di qualche anno fa, adesso un contratto sicuro e uno stipendio fisso non sono più gli scopi principali, viene preferita invece una equa ripartizione del tempo in base agli impegni privati e al lavoro.

Parliamo di un cambio generazionale.

La generazione degli anni 70-80 ha affrontato il mondo del lavoro con tante rinunce sul tempo libero: come nei week end, ore di straordinario e turni di notte.
Lo scopo era quello di ottenere uno stipendio più alto o di raggiungere una posizione lavorativa più elevata.

Differentemente i millennials, quando si sono affacciati nel mondo del lavoro, hanno scelto fin da subito di non sacrificare l’equilibrio vita-lavoro, optando appunto su strategie aziendali indirizzare a migliorare la qualità del tempo passato a lavorare.

Sfruttando anche la crescita esponenziale delle nuove tecnologie nate proprio in quegli anni, hanno saputo farsi ascoltare e ottenuto con successo quello che oggi viene chiamato il fenomeno dello Smart Working.
Tradotto, equivale a un lavoro agile con orari più snelli e flessibili in cui il dipendente può lavorare da casa e tante altre novità!

Le ovvie differenze sociali e culturali di queste due generazioni, inizialmente hanno indicato come quella dei millennials meno produttiva e meno coinvolta lavorativamente parlando, ma con il passare del tempo si è constatato che anche i più anziani hanno cominciato a rivalutare la nuova modalità di gestione tempo libero/lavoro, dei più giovani.

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Cosa vogliono i Millennials dal Lavoro Agile e quali sono le novità?

In un mondo sempre più tecnologico e automatizzato, nello specifico cosa chiedono i millennials quando cercano un impiego?
Internet, i laptop e i cellulari di ultima generazione hanno favorito indubbiamente l’attività a distanza.
Ma non bastano questi elementi per fare di una professione una professione smart, l’ingrediente imprescindibile da tutto e da tutti è la libertà!

Ovviamente tutto ciò è possibile solo se c’è una forte fiducia tra datore di lavoro e dipendente.

  • Lavorare da casa con orari diversi da quelli d’ufficio, con più autonomia e indipendenza. Utilizzando in libertà il proprio tempo ma sempre rispettando le scadenze dovute.
  • Una formazione continua e serena per aumentare le conoscenze professionali, relazionandosi con le varie mansioni che caratterizzano la struttura dell’azienda in cui si va a lavorare.
  • Degli uffici organizzati dove tecnologia sia il fulcro, con wi-fi ovunque e scrivanie non fisse per potersi spostare dal proprio posto in modo da gestire le varie attività, abituandosi così a lavorare in ambienti diversi rispetto all’ufficio tradizionale e permettere di organizzare il proprio tempo in base alle necessità personali e alla mansione che si sta svolgendo.
  • Luoghi di lavoro con spazi relax, dove si possa staccare la spina per rigenerarsi in tranquillità e sale break attrezzate con cucine.
  • Benefit aziendali, forniti ad esempio da aziende come Google a Facebook a sostegno della famiglia del dipendente, o corsi di yoga per combattere lo stress, o ancora sovvenzioni e supporto agli enti volontari di cui fanno parte i dipendenti fuori dal lavoro.

Un tempo tutte queste richieste sarebbero state giudicate assurde da fare a un datore di lavoro!

I miglioramenti ottenuti in termini di produttività del dipendente seguendo questa strada, sono stati considerevoli e oggettivi!
Ultimamente infatti le aziende che applicheranno queste nuove regole per una gestione più autonoma del tempo da dedicare al lavoro, sono in aumento…

In Italia qual è situazione relativa allo Smart Working?

Smart Working in Italia

Come appena detto, nel nostro Paese l’interesse per queste nuove politiche di gestione del tempo lavorativo è aumentato.
Secondo una recente statistica 8 lavoratori su 10 sarebbero d’accordo con lo smart working e vorrebbero poterne approfittare.
Dal 2014, ogni Maggio, il Comune di Milano proclama la Settimana del Lavoro Agile, per favorire le novità di questa tematica all’attenzione dei cittadini ma soprattutto delle aziende.

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In base al report della School of Management del Politecnico di Milano, solo nel 2015 il 17% delle grandi aziende italiane ha avviato dei progetti di smart working.
Si deve aggiungere poi un 14% di grandi imprese in fase “esplorativa” e un altro 17% di quelle che hanno avviato questa iniziativa ma solo a uno specifico ruolo lavorativo o in base alle esigenze delle persone.

Quasi una grande impresa su due si sta muovendo in questa direzione!

Per le piccole e medi imprese i numeri sono decisamente più bassi:
Solo il 5% ha già implementato il lavoro agile e solo il 9% ha introdotto informalmente modalità di lavoro flessibile e autonomo.
Purtroppo ancora una su due ammette di non conoscere questo approccio di organizzazione lavorativa o non si mostra interessata.

Il 10 maggio 2017, il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva il testo del Disegno di Legge AC. N. 2233B che disciplina il lavoro agile, definendolo come “l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”.

Già, lo scoglio più grande da superare in Italia rimane pur sempre la refrattarietà di molte aziende nel non consentire ai propri dipendenti questa nuova sperimentazione.
Ancora troppo radicato è il pensiero secondo il quale un dipendente per fare bene e rendere, debba essere controllato a vista.

Per superare questa riluttanza, in primis dovrebbero cambiare mentalità proprio i dirigenti delle aziende stesse.
Riuscendo così a cogliere tutte le opportunità che questa nuova organizzazione lavorativa potrebbe portare in termini di:
Rendimento, livello di autonomia e gestione delle urgenze.

In questo modo si porterebbero dei sostanziali cambiamenti a tutti i livelli aziendali:
Ogni dipendente, millenial o meno, potrebbe ritenersi soddisfatto dell’equilibrio lavorativo-privato raggiunto e della propria salute psico-fisica.

A chi spetta questa nuova tipologia lavorativa?

A tutti i dipendenti a tempo indeterminato e a quelli a tempo determinato, a esclusione di chi ha la partita Iva.
L’accordo dovrà essere contrattualizzato, ovvero messo per iscritto tra il dipendente e l’azienda, che dovrà definire anche le fasce orarie di riposo e le modalità e l’uso della tecnologia messa a disposizione.

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