La vagina dentata anti stupro, folklore o realtà
La vagina è stata per moltissimo tempo vista con un’aura di mistero, come un’entità mistica e, sorprendentemente, anche pericolosa!
Il costume popolare, narra infatti di storie che hanno come protagonista una “vagina dentata” che, al momento della penetrazione, ferisce l’intruso!
Il mito, che può essere trovato nella tradizione culturale di tutto il mondo, è inteso come un ammonimento per i possessori di pene.
Una sorta di avvertimento sull’ingresso forzato prima che il consenso al rapporto sessuale sia, giustamente e ampiamente discusso!
Le storie della mitica “vagina dentata” esistono da sempre e praticamente le troviamo in ogni cultura.
Ma, mentre molte di queste storie mettono in guardia gli uomini nello stare attenti a dove il loro pene finisce (per non perderlo), altre versioni coinvolgono la penetrazione non consensuale delle donne per rimuovere i suoi denti…
Inquietante vero?!
Eppure la paura della castrazione da parte degli uomini, aggravata da una credenza culturale ereditata del diritto sessuale, funziona da sempre come pilastro fondamentale della mascolinità!
In Sudafrica, una donna su quattro subisce una violenza sessuale: una statistica orribile che è probabilmente ancora “gravemente sottostimata”. Similmente, statistiche scioccanti possono essere osservate in tutto il mondo!
“Il 20% delle donne belghe è stato vittima di stupro, in Francia ogni minuto si verifica un’aggressione sessuale, ovvero 553.000 all’anno. La stragrande maggioranza di queste aggressioni sessuali sono commesse da uomini e questa, non è una situazione specifica di alcuni paesi: i dati dell’OMS ci mostrano che in tutto il mondo, il 27% delle donne subisce violenza (fisica e/o sessuale) dal proprio partner almeno una volta nella vita: la maggior parte dei paesi è intorno al 20% e alcuni arrivano fino a quasi il 50%”.
Lo sa bene la ricercatrice medica Sonnet Ehlers-Bryant, che vive e lavora a Gauteng (Sudafrica) dal 1967. Per lei, la storia della “vagina dentata”, non è poi così una favola…
Ispirata da una donna che, dopo essere sopravvissuta a un tentativo di stupro le avrebbe confidato di volere dei “denti nella sua vagina”, Sonnet Ehlers realizza nel 2005 il Rape-aXe.
Il Rape-aXe, è un dispositivo intra-vaginale che spinge delle “punte affilate” nel pene al momento della penetrazione, rimanendo attaccato mentre il pene viene ritirato. Ma rimane per adesso solo un prototipo.
A causa del dolore, lo stupratore sarà reso inoffensivo e qualsiasi rilassamento del pene non farà altro che spingere le punte più in profondità nella carne.
La sorpresa e il dolore causati da Rape-aXe, danno alla vittima il tempo di reagire o di scappare.
Inoltre, il dispositivo può essere rimosso solo da un medico, assicurando che l’identità di uno stupratore possa essere eventualmente confermata e utilizzata in un successivo procedimento penale!
Rape-aXe stesso, tuttavia, è progettato anche per il comfort e la protezione delle principali utilizzatrici.
Inserito come un tampone monouso, è pensato per essere sicuro:
una barriera protettiva protegge il canale vaginale dalle punte e il dispositivo è realizzato in materiale ipoallergenico e non assorbente, evitando così qualsiasi reazione allergica.
Rape-aXe mira a offrire un metodo semplice ed accessibile a tutte le donne, per la difesa dalla violenza sessuale.
Attualmente è ancora in crowdfunding e, prima di passare alla produzione di massa, sono necessari ancora dei miglioramenti in termini di comfort ed efficacia.
Se desideri contribuire alla raccolta fondi, clicca qui: https://www.gofundme.com/f/65eu5c
Una volta raggiunti gli obiettivi della raccolta fondi, Rape-aXe spera di offrire a tutte le donne l’opportunità di “riprendersi il potere” dai loro aggressori.
Per le vittime da stupro, non solo sarà un buon metodo di autodifesa, ma migliorerà le possibilità di un’azione penale di successo.
Se vuoi maggiori informazioni, visita il sito qui: https://rape-axe.com
Sonnette Ehlers creò il Rape-aXe nel 2005. Ma è stato solo nel 2010, in occasione della Coppa del Mondo in Sud Africa, che è stato possibile notarlo attraverso i media con la donazione di 10.000 esemplari a seguito della denuncia del sito web Human Rights Watch in cui si evidenziava un tasso altissimo di stupri nel Paese.
Da allora, per magia dei media, questo dispositivo di sicurezza femminile è regolarmente riemerso, anche se la sua commercializzazione sembra essere aneddotica.
Eppure il crowdfunding va avanti da oltre 10 anni senza però mai raggiungere l’obiettivo finale.
Alcuni criticano Rape-aXe per la sua natura violenta, altri accusato il dispositivo di essere “medievale”.
Detto tra noi, un atto medievale merita una conseguenza altrettanto medievale!
Ma, a parte questo mio pensiero, le motivazioni da attribuire al rallentamento della produzione della “vagina dentata”, ci vengono fornite direttamente dai critici.
Il principio del Rape-aXe, progettato per infliggere lesioni al pene dello stupratore, sembrerebbe però non impedisce del tutto lo stupro poiché sussiste ancora la penetrazione.
Si potrebbe rispondere a questa critica, con il fatto che la vittima può sempre fuggire nel momento in cui lo stupratore viene sorpreso dal dolore, ma non è possibile escludere la possibilità che diventi violento e attacchi poi fisicamente la sua vittima.
Inoltre, non aiuterebbe con i problemi psicologici post aggressione che le donne che subiscono tale abuso, hanno per tutta la vita.
Se questo dispositivo dovesse essere utilizzato dalla maggioranza delle donne, non sarebbe abbastanza semplice per l’aggressore verificarne la presenza e rimuoverlo?
Al di là di tutte queste considerazioni mosse dalla critica, questo oggetto, così come concepito, a mio avviso, perpetua la trasmissione di miti intorno allo stupro. Vediamo perché!
Un aspetto, del tutto concettuale e sul quale non sono in linea con l’utilizzo di questo sistema anti-stupro, è che attribuisce la responsabilità dello stupro alla vittima.
In che modo? Per proteggersi e confondere l’aggressore, alla fine sta a lei mettere in atto strategie…
Immagina che questo ragionamento valga per altri reati o delitti, come il furto d’auto. Ogni proprietario dovrebbe mettere in atto un sistema che permetta di ferire il ladro, o di essere tenuto prigioniero, per poterlo identificare e detenere.
Se da un lato considero come vantaggio di questo dispositivo, la possibilità di farsi giustizia da sole, dall’altro lo percepisco un po’ come una forma di “asservimento”:
le paure che circondano la vittima e l’atto di indossare il Rape-aXe in previsione di essere aggredita, rappresentano personalmente una schiavitù a cui nessuna donna dovrebbe essere soggetta.
Una costrizione che le ricorda inoltre, e costantemente, la sua vulnerabilità…
E voi, cosa ne pensate?