Figli o lavoro? Una scelta che frena l’economia!
Le donne italiane fanno i conti con il proprio portafogli prima di mettere su famiglia.
Quando la famiglia viene popolata grazie all’arrivo dei bambini, ci si concentra prevalentemente sugli stessi; molte donne preferiscono perfino abbandonare completamente il loro lavoro pur di concentrarsi su tutto ciò che riguarda i piccoli.
Una scelta difficile, del resto, poiché se da un lato si vuole dedicare anima e corpo ai bambini, dall’altro si resta temporaneamente senza un guadagno.
La cosa non va bene a nessuno: l’economia dello Stato in questo modo rallenta, la famiglia resta senza uno stipendio aggiuntivo e a lungo andare diventa una situazione che può causare anche problemi economici.
La verità è che in Italia si fatica tantissimo a trovare un valido lavoro per le donne che hanno appena partorito.
Ancora più disastrosa è la situazione di coloro che devono lasciare temporaneamente la propria occupazione a causa della dolce attesa.
Molte, infatti, perdono il proprio impiego in maniera definitiva; altre fanno fatica a rientrare.
Nel secondo trimestre 2026, il tasso di occupazione delle donne tra 15 e 64 anni in Italia è salito al 54,8%, contro il 71,9% degli uomini.
Rispetto allo stesso trimestre del 2025, l’occupazione femminile è aumentata di 0,9 punti percentuali.
Nel confronto europeo annuale più recente però, e relativo al 2025 e pubblicato da Eurostat nel 2026, l’Italia registra ancora il tasso di occupazione femminile più basso dell’Unione europea: 58% contro una media UE del 71,3%!
Anche il divario occupazionale tra uomini e donne, 19,1 punti percentuali, è il più alto dell’UE.
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Da cosa iniziare?
Si dovrebbe partire dal gap demografico: nei primi sei mesi del 2026 in Italia sono nati circa 166.000 bambini, lo 0,8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel 2025 il numero medio di figli per donna era già sceso al minimo storico di 1,14.
Ma ci sono anche altri temi a cui prestare attenzione e uno di questi riguarda le difficili scelte che ogni donna deve fare nella propria vita.
I dati Istat del secondo trimestre 2026 mostrano che tra le persone tra 15 e 64 anni che non cercano lavoro per motivi familiari ci sono 2 milioni e 901 mila donne, contro appena 108 mila uomini.
Le donne rappresentano quindi oltre il 96% degli inattivi per motivi familiari.
Per questo il contributo femminile alla crescita economica viene a mancare e il reddito famigliare dei nuclei con figli continua a essere uno dei minori in tutta l’Eurozona, specialmente per quanto concerne i ceti sociali più bassi.
Dunque, un miglioramento delle misure che riguardano le donne con bambini non avrebbe solo un effetto positivo sul lavoro femminile, ma anche sulla fecondità.
Il problema resta particolarmente evidente nel Mezzogiorno: nel secondo trimestre 2026 il tasso di occupazione femminile tra 15 e 64 anni è appena del 38,7%, contro il 63,9% del Nord e il 61,3% del Centro.
Inoltre, si ridurrebbe il rischio di povertà materiale ed educativa!
Ma cos’è che manca?
Ovviamente la volontà politica di fare qualcosa di utile per le donne, che così non dovrebbero più far fronte agli immensi problemi incontrati in un mercato del lavoro che continua a essere problematico e poco favorevole alla conciliazione tra famiglia e lavoro.
Ma non sono soltanto i problemi sul lavoro a rendere difficile la vita alle donne, bensì il diritto all’istruzione a partire già dalla prima infanzia.
Lo Stato, che dovrebbe incentivare la formazione dei bambini del ceto più basso, sembra invece svolgere la funzione di un passivo osservatore.
Progetti per il lavoro femminile.
La cultura della conciliazione che vede la donna con i bambini contrapposta a un posto di lavoro fisso, deve poter entrare nelle aziende e nelle imprese, specialmente in quelle medie e piccole, poiché in Italia manca da troppo tempo ormai.
Le esperienze positive a questo proposito nel Bel Paese non mancano di certo.
Basti prendere in considerazione il Trentino Alto Adige, dove già esiste una cultura simile che permette al gentil sesso di conciliare la propria esperienza lavorativa con quella da neo-mamme.
Tutti i miglioramenti in tema di lavoro femminile sono senz’altro ben visti non solo dalle donne stesse, ma anche dai datori di lavoro.
I cambiamenti devono essere quelli strategici e sistemici, per realizzare delle politiche pubbliche affinché si possano continuare a produrre i benefici demografici, economici e quelli sociali sul territorio.
Niente strane cure o idee troppo futuristiche, insomma, bensì un approccio con un occhio di riguardo alla parità dei generi, che in Italia ancor oggi manca.
Una parità che può comunque regalare diverse soddisfazioni a una grande varietà di cittadini italiani.
Attualmente sono già in via di sviluppo diversi progetti utili per offrire alle donne l’opportunità di lavorare ed essere mamme al contempo, senza che queste debbano perdere per forza il proprio posto di lavoro oppure dover lottare per rientrare.
Altresì bisogna lavorare affinché le neo-mamme non abbiano solo un posto di lavoro part-time, bensì vengano assunte con contratti full-time, a tempo indeterminato.
Qualcosa che a molti sembra pressoché un sogno, un’utopia; eppure si tratta di una realtà concreta già per un gran ventaglio di Stati…
Perché in Italia sei obbligata a fare a meno di questa possibilità, dovendo scegliere tra la tua professione ed i progetti di vita personali?!







