Tampon Tax: l’imposta che dissangua il portafoglio delle donne

E’ il primo giorno, l’inizio del ciclo mestruale. E’ possibile che tu voglia “uccidere” qualsiasi forma vivente vicino a te. In genere dopo il quinto giorno l’umore è già migliorato e la tua vita non sembra poi così male.

Ti suona familiare? Benvenuta nell’entusiasmante mondo degli ormoni!

Ma ad influire sull’emotività di una donna in “quei” giorni, non bastano gli sbalzi ormonali, i cerotti per i dolori mestruali e/o le bustine di ibuprofene. Troppo semplice!

Cos’è ciò che noi donne indossiamo quasi come una seconda pelle, fortunatamente per pochi giorni al mese e che spesso odiamo? Sono certa che che il 98% di voi ha già indovinato la risposta! Il rimanente 2% sono uomini…

Ebbene sì, gli assorbenti!

Approfondisci: sindrome premestruale, i miti da sfatare!

Tipologie di assorbenti esistenti

Facciamo un rapido ripasso:

  • assorbenti esterni con ali,
  • assorbenti esterni senza ali,
  • esterni lunghi per la notte senza ali,
  • esterni lunghi per la notte con le ali,
  • salvaslip,
  • assorbenti interni,
  • assorbenti lavabili fai da te,
  • coppette mestruali.

Quindi, come facciamo a scegliere gli assorbenti giusti?

Personalmente seguo sempre questi parametri: comodità, capacità di assorbenza e, ahimè, il costo.
Non utilizzando assorbenti interni, i miei assorbenti devono essere rigorosamente con ali, sottili (perché già son fastidiosi, figuriamoci mettersi anche i “pannoloni”), profumati (conosciamo tutte Eau de Toilette de Mestruò) e lunghi da giorno.

Insomma, non è una decisione così facile, perché c’è talmente tanta scelta e tante fasce di prezzo, che se disgraziatamente sbagli:

“Mannaggia ho buttato 5€!”

Avete notato che gli assorbenti più adatti alle nostre esigenze, sono spesso anche i più cari?

Quanto costano gli assorbenti?

Prendiamo in considerazione la spesa relativa ad una fascia media di prezzo degli assorbenti.

Un pacco costa circa 3,70 euro. In genere uno, non basta mai! Ciò significa che in un anno spendiamo poco meno di 85 euro. Chiaramente dal conteggio vengono escluse ulteriori spese come: farmaci, tisane e vecchi rimedi per sopperire al dolore. E se poi decidiamo di trattarci meglio acquistando un’assorbente di fascia alta, cosa succede?

Un esempio tra i tanti? “Lines è”.

La marca Lines seta Ultra, ha creato la linea “Lines è”; chiunque l’ha provata almeno una volta avrà senz’altro notato come, indossare quell’assorbente, equivalga ad indossare per magia la scarpetta di cristallo di Cenerentola (ovvio, solo fino alla mezzanotte). Perché se è vero che questa linea grazie alla sua composizione in “lactifless” è come non “averlo addosso”, è anche vero che:

“Scusi, per vendere un rene dove devo firmare?!”

Ci ritroviamo quindi ancora una volta a parlare di Tampon Tax? Purtroppo sì!

Il ciclo mestruale non è un lusso!

Nel 2021 ancora dobbiamo pagare (e non poco), per qualcosa che a noi donne serve come l’aria che respiriamo. Reputo assurdo vedere come ancora oggi, molte donne in diverse parti del mondo, non riescano a permettersi l’acquisto di assorbenti a causa dell’eccessivo costo, ed è inaccettabile!

Per capire meglio la gravità di cosa vuol dire essere una donna in questa società, facciamo un giro tra dati concreti.

Da uno studio del 2017 di Plan International UK, un’organizzazione per i diritti delle donne del Regno Unito, è emerso che il 10% delle ragazze di età compresa tra i 14 e i 21 anni non può
permettersi gli assorbenti; il 15% fa fatica ad acquistarli e il 14% li chiede ad un’amica perché troppo cari!

E da noi in Italia?

In Italia, sono ben 15 milioni le donne in età fertile che devono pagare l’IVA del 22% su assorbenti, tamponi e coppette mestruali. Ridicolo come un bene di prima necessità, venga tassato come un gioiello!

Peggio di noi l’Ungheria con l’IVA al 27%, la Croazia, la Svezia e la Danimarca al 25%; la Finlandia al 24%, la Lettonia, la Lituania e la Repubblica Ceca al 21%; segue la Grecia al 13%, la Slovacchia e l’Austria al 10%.

Dobbiamo quindi “accontentarci” di pagare l’IVA al 22% perché al mondo ci sono paesi messi peggio di noi?! Qualcuno però è riuscito ad eliminare la Tampon Tax: la Scozia!

Period Poverty

La Scozia infatti è il primo paese a combattere la discriminazione di genere e la “Period Poverty“, tradotto come: “povertà mestruale”.
La povertà mestruale, che si riferisce all’accesso inadeguato agli strumenti e all’istruzione per l’igiene mestruale, inclusi ma non limitati a prodotti sanitari, impianti di lavaggio e gestione dei rifiuti, afferma come principio di base che eliminare la tassa sui tamponi è una mossa importante per porre fine a un sintomo di sessismo e discriminazione di genere.

“Un segnale al mondo che l’accesso universale gratuito ai prodotti per le mestruazioni può essere garantito“, dice Monica Lennon (parlamentare del Partito Laburista Scozzese).

Questo progetto costerà alla Scozia circa 9,2 milioni di sterline all’anno e permetterà la distribuzione gratuita di assorbenti da parte di farmacie, scuole, università, consultori e società sportive.

Anche alcuni locali tra ristoranti e pub, hanno iniziato a distribuire in maniera indipendente e gratuita prodotti igienici femminili. Dimostrazione che, se si vuole, è possibile davvero abolire la Tampon Tax!

Dal 1 di gennaio 2021 anche l’Inghilterra elimina la Tampon Tax.

Anche nel Regno Unito è stata una lunga strada per abolire la tassa sugli assorbenti. Dopo una prima riduzione dei prodotti sanitari a un’aliquota del 5% dal gennaio 2001, a seguito di ulteriori campagne nel 2014 e nel 2016, il governo ha annunciato che tutta l’IVA raccolta sui prodotti sanitari sarebbe stata d’ora in poi assegnata a enti di beneficenza che lavorano con donne e ragazze vulnerabili.

Allo stesso tempo, il governo ha sancito nella legislazione che, dal 1 di gennaio, avrebbe abolito la tassa sui tamponi.

Approfondisci: una valida alternativa è la coppetta mestruale?

Ma torniamo in Italia…

In Italia l’IVA sugli assorbenti femminili è stata introdotta nel 1973 e, come per altri beni e servizi, è cresciuta nel tempo dal 12 al 22%!

Nonostante questa battaglia sia iniziata in Italia dal 2006 con una direttiva europea che consente ai Paesi membri di ridurre l’IVA fino al 5%, la Tampon Tax resiste.

Nel 2019 è stato dato finalmente un taglio all’imposta della Tampon Tax dal 22% al 5%, ma solo ed esclusivamente su assorbenti compostabili o lavabili, che non rappresentano certo la totalità dei prodotti igienici utilizzati dalle donne.

La vera sfida adesso? Quella di ampliare questo taglio anche a tutti gli altri tipi di assorbenti!

Paesi a favore dell'abolizione della tampon tax

Ecco i Paesi che hanno abolito l’imposta Tampon Tax

Impatto ambientale, mancanza di copertura finanziaria o discriminazione di genere?

Dalla foto pubblicata sopra che elenca i Paesi in cui la Tampon Tax è stata abolita, appare fin da subito evidente che, contrariamente a quanto affermato dal parlamentare pentastellato Francesco D’Uva, il problema della riduzione dell’IVA sull’imposta non riguardi tanto una questione ambientale (perché gli assorbenti al 5% inquinerebbero di più, esattamente, in che modo?), quanto una economica seguita da una discriminazione di genere!

Concettualmente è inammissibile pensare che la lotta alla sostenibilità si combatta partendo dal corpo delle donne e, considerare le donne complici dell’effetto serra e dell’inquinamento globale a causa di una condizione fisica, è per lo più comico!

Se da una parte è vero che gli assorbenti inquinano l’ambiente, è altrettanto concreto e tangibile il divario in termini economici tra il costo di un assorbente che si dissolve nel terreno in 100 anni ed uno compostabile in cotone, il cui un costo è attualmente di circa 6 euro a pacchetto. Quindi, anche con questa riduzione dell’IVA, il prezzo è sempre troppo elevato!

In base a ciò che riportano i dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, sarebbero necessari circa 212 milioni di euro per passare ad una tassazione del 10% e di circa 300 milioni di euro per riuscire a portarla al 5% .

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E’ vero! I soldi non ci sono! Ma come si può tassare gli assorbenti al 22%, mentre le ostriche ed i tartufi al 4%?!

“Quei 212 milioni li pagheranno le donne, perché considerare gli assorbenti un bene di lusso significa gravare sulla necessità delle donne. E sappiamo tutte benissimo che il ciclo mestruale non è un lusso!”, ribadisce Gaia Romani, che insieme all’amica Silvia De Dea, ha fondato l’organizzazione Onde Rosa, un movimento tutto al femminile già partecipe di svariate campagne volte a ridurre la tassa sugli assorbenti.

Anche l’associazione WeWorld ha lanciato una petizione con raccolta firma dal titolo #fermalatampontax.

Per unirvi alla petizione potete cliccare qui!

La discriminazione è così evidente che merita prenderla a ridere e mi chiedo: “Se il ciclo lo avessero anche gli uomini, si pagherebbero allora gli assorbenti?”
Prendo perciò come spunto le parole satiriche pubblicate in uno dei primi numeri di MS Magazine dalla statunitense Gloria Steinem: una giornalista, attivista femminista che, già nel 1978, scriveva:

“Cosa accadrebbe, ad esempio, se magicamente gli uomini potessero avere le mestruazioni e le donne no? La risposta è chiara: le mestruazioni diventerebbero un invidiabile evento maschile di cui vantarsi su durata e quantità. I ragazzi festeggerebbero la prima mestruazione come una prova di virilità, con rituali religiosi e feste di addio al celibato con gli amici. Il Governo finanzierebbe un Istituto Nazionale di Dismenorrea per aiutare ad eliminare i disagi mensili. Le forniture sanitarie sarebbero gratuite: ovviamente, alcuni uomini pagherebbero per il prestigio fornito da marche celebri quali i “Tamponi John Wayne” o i “Pannolini Muhammad Ali” e ci sarebbero prodotti specifici del tipo: “Per il flusso leggero da scapoli'”.

Pareri discordi sull’eliminazione dell’imposta Tampon Tax

Per quanto sia favorevole all’abolizione della Tampon Tax, non posso però esimermi da esporre anche le considerazioni di chi, invece, è contrario sulla questione.

“Forse questo mi renderà una traditrice del mio sesso, ma sostengo la tassa sugli assorbenti. Soprattutto perché in realtà non è una tassa sugli assorbenti interni”, ha scritto l’editorialista del Washington Post, Catherine Rampell.

Il primo argomento affrontato dalla Rampell, è dunque il significato che diamo alla parola “necessità”. Secondo la giornalista, ogni prodotto sul mercato potrebbe essere considerato come necessario per una determinata fascia di persone.

Secondariamente, dal punto di vista economico, se dovesse essere tolta o diminuita la Tampon Tax sul costo degli assorbenti, non solo si correrebbe il rischio di dover recuperare le entrate perse di questa imposta in un altro modo ma, oltre alle donne appartenenti ad una fascia di reddito più bassa, beneficerebbero anche quelli più benestanti.

Come risolvere allora? Servirebbero più politiche sociali atte a sostenere chi non è in grado di permettersi i prodotti igienici necessari per condurre con dignità la propria vita.

I giorni del ciclo sono molto delicati, sono giorni in cui la natura si manifesta e noi donne ci meritiamo il meglio.
E non è una pubblicità per assorbenti!

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